Relazioni con i pari: cosa succede se il bambino non ha amici?

Molte fonti hanno confermato che le difficoltà con i pari nel periodo dell’infanzia conducono a problematiche di natura psicologica. La maggior parte delle ricerche si sono concentrate sul ruolo del rifiuto e dell’amicizia e le conseguenze relative all’adattamento psicologico in età successive.

Relazioni con i pari: problemi esternalizzanti

I risultati di studi longitudinali indicano che il rifiuto dei pari nell’infanzia predice un’ampia gamma di problemi esternalizzanti in adolescenza tra cui, azioni delinquenziali, disturbo della condotta, difficoltà dell’attenzione e uso di sostanze.

Queste scoperte non sono particolarmente sorprendenti visto il consolidato rapporto tra aggressività e rifiuto dei pari.

Kupersmidt e Coie (1990) riportano i risultati di uno studio longitudinale nel quale hanno seguito per sette anni un gruppo di ragazzi a partire dai dieci anni. I bambini rifiutati a livello sociometrico mostravano condotte delinquenziali (37%) due volte maggiori al gruppo di controllo (17%). In uno studio successivo, Ollendick et al. (1992) ha seguito per 5 anni bambini di 9 anni che presentavano uno status di rifiutati, ignorati, popolari, controversi e nella media: i rifiutati erano percepiti dai loro pari come meno attraenti e più aggressivi dei popolari e di coloro i quali si trovavano nella media. Inoltre, i bambini rifiutati riportavano percentuali di disturbo della condotta, di abuso di sostanze e di atti delinquenziali in misura maggiore dei popolari e di coloro i quali ottenevano uno status nella media. Coloro i quali venivano definiti controversi mostravano delle somiglianze con i rifiutati in molte misurazioni.

Anche Bierman e Wargo (1995) e, Coie, Terry, Lenox, Lochman e Hyman (1995) hanno notato simili risultati nei loro studi su bambini rifiutati. In questi studi longitudinali, la combinazione tra rifiuto dei pari e comportamenti aggressivi precoci prediceva problemi esternalizzanti.

Brendgen, Vitaro e Bukowski (1998) hanno osservato che i bambini rifiutati si univano ad altri pari che mostravano condotte delinquenziali più di coloro i quali mostravano altri status  sociometrici; quest’unione relazionale portava a condotte delinquenziali in età successive.

Coerentemente con le aspettative legate al processo di formazione della devianza, i ragazzi che hanno amici aggressivi sembrano influenzarsi a vicenda con rinforzi e lusinghe (Bagwell & Coie, 2004) che conducono ad un aumento della reciproca aggressività.

Probabilmente, questi processi spiegano perché l’appartenenza ad una gang è un buon predittore dello sviluppo di traiettorie comportamentali aggressive (Lacourse, Nagin, Tremblay, Vitaro, & Claes, 2003). Questi meccanismi, inoltre, sembrerebbero spiegare anche lo sviluppo di problematiche legate all’abuso di sostanze (Dishion, Capaldi e Yoerger, 1999; Dishion e Owen, 2002).

rifiuto dei pari -quando il bambino ha pochi amici

Problemi internalizzanti

I risultati di un numero crescente di studi hanno indicato che, il ritiro ansioso è associato a  problemi di internalizzazione durante il ciclo di vita, tra cui bassa autostima, problemi di ansia, solitudine, e sintomi depressivi (ad esempio, Coplan, Prakash, O ‘Neil, e Armer, 2004; Gest, 1997).

Rubin e colleghi hanno seguito un gruppo di bambini dai 5 ai 14 anni. In particolare, il ritiro sociale tra i 5 e gli 8 anni conduceva a 11 anni al rifiuto dei pari, sentimenti depressivi, solitudine e autostima negativa (Hymel et al., 1990; Rubin & Mills, 1988). A sua volta, il ritiro sociale intorno agli 11 anni prediceva solitudine, depressione, autovalutazioni negative di competenza sociale e valutazioni parentali di  problemi internalizzanti intorno ai 12 anni (Rubin, Chen, McDougall, Bowker, e McKinnon, 1995).

Ulteriori ricerche hanno iniziato ad esplorare l’importante ruolo del rifiuto dei pari nel predire i problemi internalizzanti. Ad esempio, in uno studio longitudinale su 405 bambini tra i 5 e gli 11 anni è stato notato che il rifiuto dei pari incrementa nel tempo sia problemi internalizzanti, sia problemi esternalizzanti (Kraatz-Keily, Bates, Dodge e Pettit 2000).

Inoltre, Burks, Dodge e Price (1995) hanno scoperto che il rifiuto cronico nella media infanzia prediceva lo sviluppo di difficoltà internalizzanti (depressione e solitudine) sin dai 6 anni di età: questi risultati si sono mostrati validi nel caso in cui il rifiuto risultava costante per 2 anni consecutivi e non erano predittivi nel caso delle ragazze.

Per comprendere il collegamento tra il rifiuto dei pari e l’adattamento psicosociale può essere importante considerare il ruolo della percezione del rifiuto da parte del bambino stesso. Il rifiuto percepito dal bambino è stato associato ad alti livelli di depressione nel corso del tempo. Sandstrom, Cillessen e Eisenhower (2003) hanno infatti dimostrato che i bambini che percepivano alti livelli di rifiuto (risultati ottenuti tramite l’autovalutazione del rifiuto dei pari) mostravano maggiori livelli di problemi internalizzanti ed esternalizzanti: la consapevolezza di essere rifiutati svolge quindi un ruolo importante nello sviluppo del disagio psicosociale.

La concezione secondo la quale l’amicizia può tamponare gli esiti negativi dei bambini rifiutati è stata esaminata in numerose ricerche. In realtà, i risultati sono discordanti con ciò che ci si aspetterebbe a livello intuitivo. Avere un migliore amico in realtà aumenta gli esiti negativi per i bambini che sono stati precedentemente identificati come rifiutato o aggressivi Hoza, Molina, Bukowski e Sippola (1995) e, Kupersmidt, Burchinal e Patterson (1995).  Una spiegazione per queste conclusioni sarebbe data dal fatto che il network di amicizie dei bambini aggressivi o rifiutati comprendono altri bambini con lo stesso identico status: una rete di amicizie simile esacerberebbe gli esiti negativi dei bambini rifiutati (Cairns et al., 1989; Tremblay, Mâsse, Vitaro, & Dobkin, 1995).

Tuo figlio mostra problemi di questo tipo? Forse è il momento di contattarmi e chiedere una consulenza psicologica online!

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